Nonostante il processo immunopatologico che sottende la Sclerosi Multipla colpisce primariamente la sostanza bianca (SB) del SNC, la nozione che la Sclerosi Multipla sia una patologia esclusivamente infiammatoria ed elettiva della SB deve essere rivista sulla base delle più recenti osservazioni immunopatologiche e neuroradiologiche.
Già agli inizi del 1900 alcuni ricercatori avevano
evidenziato, in materiale autoptico da pazienti con Sclerosi Multipla, la presenza
di lesioni infiammatorie localizzate nella della sostanza grigia (SG).1
Nel 1962, Brownell and Hughes in una serie di 32 casi trovarono che
il 26% delle lesioni emisferiche erano localizzate in sedi “atipiche”
per la Sclerosi Multipla. In particolare, il 17% delle lesioni era localizzato in sede
sottocorticale, il 4% nella SG profonda e il 5% nella corteccia cerebrale.2
Nel 1970, Lumsden mise in evidenza come nel 93% dei 60 pazienti da lui
studiati fosse presente un interessamento della corteccia cerebrale
sotto forma di lesioni corticali (LC).3
Vari autori hanno cercato di fornire una classificazione neuropatologica
delle LCs. Una prima classificazione fu proposta nel 19994: lesioni
miste della SB e SG (Figura 1); lesioni completamente intracorticali
generalmente circolari con al centro un vaso (tipo II, Figura 2); lesioni
subpiali (tipo III,Figura 3); lesioni che coinvolgono la corteccia a
tutto spessore (tipo IV, Figura3).

Figura 1
Figura 2
Figura 3
Seppur tale classificazione sia ancora oggi valida, solo recentemente è stato possibile identificare con maggiore precisione queste lesioni6 e caratterizzarle da un punto di vista immunologico. In particolare, si è osservato che, rispetto alle lesioni tipiche della SB, nelle LCs il processo infiammatorio è meno esteso e caratterizzato da una minore concentrazione di cellule infiammatorie (cellule CD3+ e CD68+),5 da una pressoché assente deposizione di fattori del complemento6 e da una sostanziale integrità della barriera emato-encefalica.7
Se la dimostrazione della presenza di LCs nella Sclerosi Multipla è
stata relativamente agevole da un punto di vista neuropatologico, la
loro visualizzazione in vivo, e quindi la determinazione del loro ruolo
nella fisiopatologia della malattia, in termini di accumulo di disabilità
irreversibile, e’ rimasta per lungo tempo un compito assai complicato.
Questo sia a causa dell’intensità di segnale di queste
lesioni, molto simile a quella della SG corticale, sia per gli effetti
di volume parziale con gli spazi subaracnoidei e con il liquido cerebro-spinale
(LCS) presente nei solchi corticali. Un recente studio ha infatti dimostrato
come, ad oggi, le tecniche convenzionali di Risonanza Magnetica siano in grado di identificare
solo il 5-9% delle lesioni visibili post-mortem.8
Per cercare di superare i limiti precedentemente descritti, sono state
sviluppate delle sequenze di Risonanza Magnetica chiamate double inversion recovery (DIR,
Figura 1-3) che permettono di sopprimere contemporaneamente
il segnale proveniente dalla SB e dal LCS, migliorando così notevolmente
la sensibilità della Risonanza Magnetica nell’identificare le LC.9
Geurts et al. hanno dimostrato, su un piccolo gruppo di pazienti, come
le sequenze DIR siano più sensibili ed affidabili delle sequenze
fast fluid-attenuated inversion recovery (FLAIR) e delle sequenze pesate
in doppio-eco nel riconoscimento delle lesioni intracorticali, distinguendole
da quelle sottocorticali/juxtacorticali che interessano anche la corteccia.9
La successiva messa a punto di una DIR10 con un contrasto
migliorato tra lesioni e SG, un’ottima definizione dell’interfaccia
tra SB e SG, ed un tempo di acquisizione relativamente breve (circa
5 minuti) rispetto alla sequenza originaria,9 ha permesso
di integrare le DIR nella routine clinica e quindi di studiare casistiche
più ampie di pazienti. I risultati di tali studi hanno dimostrato
la notevole frequenza con cui le LC possono essere riscontrate in tutte
le forme cliniche di Sclerosi Multipla,10 incluse le forme primariamente
progressive,11 e in pazienti in fasi ancora molto precoci
di malattia.10 Tali lesioni sembrano essere pressoché
ubiquitarie a livello corticale, con una maggiore frequenza nei lobi
frontali, temporali e nel giro cingolato.9 Sono state tuttavia
evidenziate anche nei nuclei della base,9 nell’ippocampo,12
e recentemente anche nel cervelletto.13 Uno studio longitudinale14
ha permesso di definire altre importanti caratteristiche delle LC: prima
di tutto, in linea con gli studi di neuropatologia5-7, ne
è stata confermata la natura “meno infiammatoria”
rispetto alle lesioni della SB, tramite l’evidenza che queste
lesioni molto raramente captano il gadolinio.14 Inoltre,
è stato notato che la forma e le dimensioni delle LCs tendono
a rimanere stabili nel tempo.14
Vari studi hanno dimostrato che le LCs hanno una correlazione significativa
con la disabilità fisica, misurata con la scala EDSS,10 e la
compromissione cognitiva.15 E’ stato infatti dimostrato
come esse siano significativamente più frequenti in pazienti
con elevata disabilità e come abbiano una chiara tendenza ad
accumularsi nel tempo e quindi ad essere più numerose nei pazienti
con lunga storia di malattia.10 D’altra parte, i pazienti
che dopo 15 anni di malattia ancora dimostravano una disabilità
moderata, senza disturbi cognitivi (Sclerosi Multipla benigna), avevano un carico di
LCs decisamente inferiore rispetto ai pazienti con Sclerosi Multipla a ricadute e remissioni.16
Anche l’impatto delle LC sulle funzioni cognitive è stato
recentemente oggetto di studio.15 In particolare, è
stato riscontrato un carico lesionale corticale significativamente aumentato
nei pazienti con un iniziale deterioramento cognitivo rispetto a pazienti
cognitivamente integri.15 Questa evidenza di un legame tra
patologia focale a carico della SG e disabilità fisica e cognitiva
risultano di grande attualità e interesse per due motivi: da
un lato, forniscono ulteriori elementi utili a spiegare la disabilità
clinica nei pazienti Sclerosi Multipla che come ben sappiamo correla solo in parte
con il carico lesionale in SB e, dall’altro, costituiscono la
prova che la SG non è risparmiata dalla Sclerosi Multipla.17
A questo proposito, l’osservazione che le LC sarebbero localizzate
principalmente in siti encefalici caratterizzati da una circolazione
liquorale più lenta come i solchi più profondi, l’insula
e la corteccia del cingolo,18-20 insieme all’esistenza
di lesioni tipicamente subpiali,10,14,18 avvalora l’ipotesi
che un fattore solubile prodotto da infiltrati linfocitari siti nelle
meningi21 possa diffondere nella corteccia determinandone
la demielinizzazione sia per azione diretta sia probabilmente attraverso
un’attivazione microgliale.13, 18-20
Purtroppo, nonostante l’interesse per le LCs sia cresciuto esponenzialmente
negli ultimi anni come dimostrato dal numero di pubblicazioni, poco
ancora si conosce sulla loro eziopatogenesi.
L’applicazione di tecniche non convenzionali come la Risonanza Magnetica con tensore
di diffusione,22 sebbene tecnicamente impegnativa da applicare
alla corteccia cerebrale, potrà in futuro fornire importanti
informazioni circa la natura e la composizione di tali lesioni.
Un altro punto cruciale riguarda l’identificazione delle LCs e
la loro distinzione dagli artefatti. Dal confronto con gli studi di
neuropatologia, risulta infatti evidente come la percentuale di LC che
oggi siamo in grado di identificare con sequenze DIR sia molto inferiore
rispetto al loro numero effettivo.8 Per tale motivo alcuni
gruppi stanno cercando di associare alla DIR altre sequenze non convenzionali
al fine di migliorarne la sensibilità e la specificità
nell’identificare tali lesioni.23, 24
Infine rimane da indagare in maniera approfondita la possibile relazione
tra LC e atrofia corticale.
Questo aspetto risulta cruciale se si pensa che, ad oggi, ancora non è stata chiarita in maniera convincente la natura della degenerazione neuronale nella Sclerosi Multipla soprattutto se si considerano le notevoli implicazioni che quest’ultima ha dimostrato avere non solo nei confronti della disabilità fisica ma anche con quella cognitiva. A tale proposito, alcuni risultati preliminari11 ipotizzano un ruolo delle LCs nel determinare l’atrofia corticale almeno in alcuni sottogruppi di pazienti.

Figura 4
Figura 5
Figura 6

Figura 7
Figura 8
Tutte le figure sono relative a DIR assiali di sette pazienti affetti da Sclerosi Multipla a ricadute e remissioni. Le frecce indicano :
Bibliografia